Sogno o son desto?

Aggiornamento: ott 1


Fai bei sogni. Anzi, fateli insieme. Insieme valgono di più

(Massimo Gramellini)


I sogni nel cassetto se li mangiano le tarme (Enrico Vaime)


L’unica maniera per realizzare i propri sogni è svegliarsi (Roberto Benigni e altri)



Sogni d’oro. Sogni nel cassetto. Sogni proibiti. Sogni a occhi aperti. Ogni volta che ragioniamo di sogni, ne parliamo sempre in termini positivi, mitizzandoli, considerandoli come uno stato idilliaco da cercare prima o poi di raggiungere. In realtà i veri sogni, quelli che facciamo di notte, non sono sempre così piacevoli come li dipinge la tradizione. Nei sogni, oltre a vivere scene e ad incontrare svariati personaggi, proviamo molte emozioni. Ma si tratta spesso di emozioni negative, come ansia, paura o rabbia, che compaiono in sogni ricorrenti, come quelli in cui ci sentiamo perseguitati, aggrediti, o perdiamo l’equilibrio e cadiamo nel vuoto.


I sogni sono di solito legati alle nostre esperienze quotidiane, alle emozioni che proviamo o agli avvenimenti che viviamo durante la giornata, ma non sempre. A volte sogniamo situazioni assurde e paradossali che non hanno alcun riferimento alla vita reale. Ma perchè sogniamo? A cosa servono i sogni? Non sembra che lo scopo principale sia quello di farci riposare o divertire, visto che spesso ci svegliamo da incubi notturni completamente stravolti.

I sogni sono da sempre un enigma, hanno affascinato i filosofi per secoli, se ne sono state date spiegazioni magiche o mistiche, ma solo da poco sono studiati dalla scienza, anche se non ancora del tutto compresi: il mondo dei sogni è un regno tuttora sconosciuto e misterioso.

Nel secolo scorso Sigmund Freud ipotizzò che i sogni fossero la rappresentazione di desideri inconsci: secondo la psicanalisi freudiana nei sogni trovano spazio i nostri istinti aggressivi e sessuali, repressi dalla coscienza in stato di veglia. Recenti studi scientifici hanno però smentito questa teoria di Freud, ritenendo piuttosto che la mente venga come “resettata” di notte, similmente ad un computer: i sogni servirebbero a fare pulizia nel disordine mentale, un po’ come le operazioni di pulizia dell’hard disk.

Durante il sonno la coscienza riposa ma il cervello continua a lavorare, com’è ovvio, anche per garantire le funzioni vitali, come la circolazione del sangue e la respirazione. Ma il “turno di notte” viene coperto da una squadra specializzata nell’assisterci mentre dormiamo: dopo che un particolare ormone provoca l’assopimento, alcuni neuroni inviano segnali al midollo spinale per farlo rilassare. Man mano che il sonno si fa più profondo, il rilassamento si trasforma in una specie di paralisi che mantiene il corpo in stato di riposo anche mentre sogniamo, per evitare di farci male o di far male a chi ci dorme accanto, durante sogni un po’ “agitati”. Peraltro, il cervello assicura sempre un servizio di “emergenza” che non ci abbandona mai durante il sonno. Tant’è che alle volte, quando sogniamo di cadere o inciampare, capita che ci svegliamo di scatto per evitare il ruzzolone. In alcuni casi, quando la paralisi indotta non è abbastanza forte e i muscoli non sono del tutto assopiti, si hanno anche casi di sonnambulismo.

Gli stimoli esterni che giungono dall’ambiente circostante, come un rumore o una musica, spesso influiscono sui sogni e vengono integrati nella vicenda. Se sogniamo per esempio di stare a scuola, il suono della sveglia può trasformarsi in sogno nella campanella scolastica, o magari sogniamo qualcuno che sta fischiando, mentre in realtà sono gli uccelli che cinguettano fuori dalla finestra, alle prime luci dell’alba. Durante le fasi di sonno REM (“Rapid Eye Movement”, con gli occhi in rapido movimento, proprio come se stessero assistendo a qualcosa) l’attività cerebrale è in piena funzione e l’elettroencefalogramma risulta molto simile a quello di una persona sveglia. Le parti del cervello associate alla logica sono però disattivate, mentre quelle associate alle emozioni, alla percezione visiva e alla memoria sono attivissime, ma senza quindi la guida razionale che di giorno le tiene sotto controllo. Il cervello elabora sensazioni, emozioni e ricordi traducendoli in sogni; i quali poi, interpretando i segnali cerebrali, pare che ci aiutino così a superare i traumi e a smussare gli spigoli emotivi della vita quotidiana. Potremmo dire che i sogni servono a diluire le esperienze vissute nella realtà: quando subiamo un trauma spesso lo riviviamo in sogno in altre forme, provando emozioni simili ma vissute in altri contesti e in maniera più irrazionale. Col tempo poi i sogni si affievoliscono, inglobando altre esperienze di vita meno traumatiche presenti in memoria.

Alcuni sogni sono talmente realistici e “convincenti” che persino le nostre abilità manuali ne vengono coinvolte. Uno dei sogni che ricordo meglio è quello che feci nel lontano 1979 in ospedale, quando venni operato di peritonite. Subito dopo l’operazione mi fu inserito nel naso un sondino naso-gastrico, un tubicino lungo e flessibile che dal naso arriva fino allo stomaco attraverso la faringe e l'esofago, per permettere l’alimentazione post-operatoria dei pazienti. Il sondino era terribilmente fastidioso e mi faceva dormire poco e male. Dopo una settimana di ricovero, col sondino nel naso, una notte mi apparve in sogno il medico che mi aveva operato e gli chiesi (in sogno) di togliermi il sondino. Lui mi rispose (sempre in sogno) che potevo levarmelo da solo, e mi spiegò come fare. Io seguii le sue istruzioni e la mattina dopo mi svegliai senza sondino. Quando gli infermieri mi videro e mi chiesero stupefatti chi me l’avesse tolto, gli raccontai del sogno. Molto realistico, a quanto pare, perché mi dissero che togliere un sondino non era un’operazione semplicissima (va fatta col paziente che deve trattenere il respiro in posizione semiseduta, va fermata l’apparecchiatura di somministrazione, il sondino va tirato con cautela in modo continuo ed uniforme...) ma io l’avevo svolta in maniera impeccabile. Il mio cervello aveva creato in sogno una situazione talmente realistica che mi fece acquisire nel sonno delle abilità che da sveglio non mi sarei mai... sognato.

Anche se quello del 1979 me lo ricordo ancora bene, solitamente ci dimentichiamo subito della maggior parte dei nostri sogni. Eppure tutti sogniamo ogni notte, in media quasi due ore a notte, a brevi intervalli della durata dai cinque ai venti minuti. Il tempo che viviamo nei sogni corrisponde quindi a quasi un decimo della nostra vita, quasi sette anni di vita trascorsi a sognare. È un vero peccato che molti sogni, anche quelli più intensi e coinvolgenti, svaniscano all’improvviso pochi minuti dopo il risveglio, come bolle di sapone che, per quanto grandi possano essere, scoppiano e spariscono in un attimo, non lasciando più traccia di sé. È come se i sogni si spaventassero e fuggissero dallo stato di veglia e dalla conseguente razionalità che ne viene riacquistata. Se riuscissimo a memorizzare e annotare tutti i sogni che facciamo di notte, potremmo essere tutti dei grandi romanzieri e sceneggiatori. Ognuno coi propri racconti e col proprio stile.

Esistono in effetti differenze tra il tipo di sogni che facciamo, soprattutto tra i sogni degli uomini e quelli delle donne. Diversi test rivelano che gli uomini sognano più spesso situazioni aggressive mentre le donne hanno sogni con più dettagli e con situazioni più complesse. Sebbene le sceneggiature dei sogni appaiano spesso grottesche e paradossali, di volti e di personaggi invece il cervello non ne inventa di nuovi: non sogniamo mai facce sconosciute. Quelle che appaiono nelle nostre avventure oniriche sono persone che abbiamo già visto, magari solo di sfuggita, e che il cervello ha memorizzato. Anche se nei sogni si tratta spesso di personaggi strani, sono pur sempre persone già viste, da svegli. Lo stesso vale per gli oggetti: a volte ne compaiono di nuovi e insoliti, ma sono la decomposizione o destrutturazione di oggetti già visti da qualche parte.


Una volta la lingua italiana aveva un’espressione, o meglio una domanda, che interpretava lo stupore di chi si trovava davanti a qualcosa di incredibile e stupefacente: “sogno o son desto?” Si trattava di un dubbio più che legittimo, dal momento che è durante i sogni che viviamo le esperienze più inverosimili. Ma anche le più inventive. Abbiamo già visto che i sogni, anche se si dimenticano, hanno comunque la funzione importante per la nostra mente di ridurre l’impatto traumatico delle emozioni. E non paghi di attenuare le nostre esperienze negative, i sogni ci aiutano anche a sviluppare caratteristiche positive, a fare scoperte nuove e a risolvere problemi, facendoci ignorare la logica che useremmo di giorno. Stimolano la mente a cercare soluzioni innovative che si rivelano straordinariamente vincenti.

Sognare sembra essere il nostro stato di coscienza più creativo, quello in cui dal caos delle conoscenze immagazzinate nascono nuove configurazioni. Siamo inventivi e creativi nel sonno, abbiamo intuizioni e visioni senza i pregiudizi e le inibizioni della realtà quotidiana. Che sia per risolvere problemi, per superare traumi o più semplicemente per trovare spunti creativi, la cosa migliore sembra essere dunque quella di dormirci su. E sognare. Come accade a tanta gente che si sveglia la mattina con un’idea brillante che scioglie un dilemma, insormontabile solo la sera prima.

O che dopo giorni tormentati si sveglia una mattina senza più un fastidioso sondino nel naso. A proposito, dopo quell’operazione rimasi ricoverato in ospedale per una decina di giorni, entrando così in rapporto amichevole con gli infermieri e gli altri degenti. Quando venni dimesso l’infermiera mi congedò dicendomi che – vista la mia abilità nel maneggiare le attrezzature mediche – sarei potuto diventare un buon dottore o un bravo infermiere. Le risposi che di solito svengo solo alla vista, anzi solo al pensiero del sangue, e che quindi mai e poi mai avrei potuto studiare medicina. Nemmeno per sogno.


©LouisPetrella

Giugno 2021

40 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti