Lontano lontano

Secondo la teoria della relatività di Einstein, il tempo non è che la quarta dimensione spaziale. Anzi, non sappiamo neppure quante siano le dimensioni dello spazio-tempo; quasi certamente più di quattro, forse infinite. Noi ne percepiamo solo tre (oltre al tempo) a causa delle nostre limitate capacità sensoriali, fisiche e mentali.

Come Edwin Abbott ha brillantemente descritto nel suo surreale romanzo “Flatland”, una figura piatta a due dimensioni non potrebbe mai percepire un “sopra” e un “sotto” rispetto alla sua superficie, così come una linea unidimensionale non può rendersi conto che esista qualcosa ai lati della sua traiettoria rettilinea.

In modo analogo noi possiamo distinguere solo tre dimensioni spaziali, ma altre ne esistono che a noi magari appaiono come fenomeni paranormali o soprannaturali. Anche del tempo abbiamo una percezione limitata e soggettiva: ci pare che il tempo scorra in modo uniforme, indipendentemente dallo spazio. O che semmai siamo noi – assieme al nostro spazio – a scorrere attraverso il tempo. Ma la scienza ormai ci assicura che si tratta solo di un’illusione: lo spazio-tempo è un tutt’uno, a molteplici dimensioni. Il tempo stesso rallenta o accelera a seconda di dove ci si trovi. Certo, un comune mortale imbrigliato nei limiti di una vita umana non ne avrà mai percezione, a parte la comune constatazione che il tempo passi più in fretta quando ci divertiamo.


Eppure a me questa coincidenza tra spazio e tempo, soprattutto in riferimento al passato lontano, sembra di “sentirla” quando ritorno nei luoghi della mia infanzia e gioventù. Un fenomeno che credo di condividere con chi ha vissuto le varie fasi della vita, soprattutto la giovinezza, in località diverse e distanti: gli ambienti dell’infanzia, le case, le strade, i giardini, tutto sembra ancora risiedere nel tempo in cui vi abbiamo trascorso i nostri giorni passati.

Durante le mie rare visite ai luoghi della periferia milanese dove ho vissuto qualche decennio fa, mi tornano alla mente le persone che vedevo allora, i giochi che facevo con amici e compagni, le attività che svolgevo, anche le canzoni di quel tempo, che ascoltavo dalle “hit-parade” dell’epoca. Non ho bisogno di alcuno sforzo mnemonico, mi basta rivedere quei posti: un viaggio nello spazio che si trasforma immediatamente in un viaggio nel tempo. I miei fratelli e quei pochi amici con cui sono restato in contatto, e che sono rimasti a vivere là, ammirano stupiti la mia memoria, si meravigliano di come riesca a ricordare episodi ed eventi che loro avevano completamente rimosso. Ma non è un mio merito particolare: è solo perché, essendo partito e traslocato altrove, ho lasciato in quei luoghi l’impronta di quei tempi. Per loro, che sono sempre rimasti lì, non c’è nessuna impronta; è stata spazzata via dal vento del tempo che vi ha soffiato sopra.

Espatriati, emigrati, profughi, tutti provano una grande angoscia nel ricordare anni e posti lontani, nello spazio e nel tempo. Ma spesso non c’è nemmeno bisogno di trasferirsi altrove per provare questa sensazione di lontananza: come abbiamo visto purtroppo con il recente terremoto nell’Italia centrale (di cui parlerò nel prossimo numero), anche una catastrofe naturale può stravolgere irrimediabilmente i nostri luoghi, lasciandoli solo alla nostra memoria. A volte, poi, anche la rottura di una relazione, sentimentale o anche solo di amicizia, può generare un senso di abbandono e di addìo simile a quello che si prova nell’intraprendere un viaggio senza ritorno verso lontani lidi.

L’angoscia struggente della lontananza, sia spaziale che temporale, è stata evocata mirabilmente dal cantautore Luigi Tenco in diversi suoi brani, carichi di inquietudine e malinconia.

Tenco morì durante il festival di Sanremo del 1967, all’età di nemmeno 29 anni. La versione ufficiale fu quella del suicidio, per la disperazione di aver visto la propria canzone eliminata dal Festival, ma in molti non furono mai convinti di quella versione e si è parlato per anni di omicidio, forse per motivi passionali. È peraltro vero che Tenco fosse una persona particolarmente fragile e sensibile, un precursore dei tempi, approdato in questo mondo troppo presto rispetto al suo spirito. Lui stesso disse di sé, un anno prima di morire: «Io sono uno che sorride di rado, questo è vero, ma in giro ce ne sono già tanti che ridono e sorridono sempre, però poi non ti dicono mai cosa pensano dentro».

Se analizziamo bene i suoi testi, scopriamo che sono tutti permeati dall’angoscia di uno sfasamento sia temporale che spaziale. Rimpianti e termini come “troppo tardi”, “ormai”, “ritornare”, “passato”, “sogni svaniti”, pervadono le sue canzoni, mosse dal turbamento per la lontananza fisica e per il trascorrere vano e malinconico del tempo. Ho scelto di riportare qui i testi di quattro tra i più emblematici brani di questa sua inquietudine, e cioé “Lontano lontano”, “Un giorno dopo l’altro”, “Mi sono innamorato di te” e l’ultimo, “Ciao amore ciao”, quello presentato al festival di Sanremo del ’67.

Luigi Tenco si sentiva estraneo e incompreso dalla società del suo tempo; fu un buon sassofonista e un cantautore ispirato, ma era soprattutto un ribelle triste che anticipò di un soffio i movimenti giovanili del ’68. Era insomma un poeta che aveva da dire qualcosa di nuovo e di diverso dai suoi contemporanei, volle dirlo con la chitarra e col pianoforte, ma non trovò orecchie che seppero ascoltarlo. Solo dopo la sua morte la gente cominciò a capirlo. È stato uno di quei tanti artisti, scienziati, inventori, geni incompresi, di cui si è spesso detto che anticiparono i tempi, o che vissero al di fuori della propria epoca, un po’ come Leonardo da Vinci. Forse è solo una coincidenza che sia Leonardo che Tenco nacquero da relazioni extraconiugali, eppure le vite di molti di questi personaggi “fuori dal tempo” pare che avessero il destino segnato fin dall’inizio, che presero già da subito, dalla nascita, una direzione anomala.

Non solo celebrità o grandi artisti ma anche molte persone comuni, rimaste spesso nell’anonimato, si trovano in questa situazione atemporale (e spesso aspaziale). Alcune di esse approfittano della loro condizione per sfruttare nella vita capacità non comuni di inventiva e creatività e precorrere i tempi. Altri invece per questo sfasamento soffrono a livello sociale e psicologico, incompresi e disadattati in un mondo cui sentono di non appartenere. Il film “Rain Man” interpretato da Dustin Hoffman e Tom Cruise ci ha mostrato come l’autismo, più che una malattia, sia piuttosto un fenomeno di disadattamento e di incompatibilità con la realtà circostante, che nasconde delle capacità intellettive straordinarie. Grandi “star”, talenti che hanno brillato per la loro originalità, come Lady Gaga, in gioventù sono stati vittime di bullismo o comunque non del tutto integrati nella società.

Perciò guardiamoci intorno, dedichiamo più attenzione e rispetto a chi ci circonda, anche e soprattutto a chi, più di altri, ci sembra a disagio nel proprio mondo.

Probabilmente queste persone percepiscono le varie dimensioni dello spazio-tempo senza rendersene conto, avvertono forse inconsciamente quella “relatività” che solo un secolo fa Einstein riuscì a dimostrare matematicamente con le sue formule. Oltre alle immaginarie figure bidimensionali di Abbott, oltre a noi, comuni esseri tridimensionali, potrebbero dunque esistere anche individui che vivono a più dimensioni, dotati magari di straordinarie capacità sensoriali che vanno oltre la nostra comprensione. Se fosse così, molti di loro vivrebbero di fianco a noi, li incroceremmo quotidianamente per strada, a scuola, al lavoro, senza renderci conto di avere così vicino, se non dei futuri artisti o talenti internazionali, almeno la prova vivente della teoria della relatività. Proprio qui, accanto a noi, senza bisogno di andare... lontano lontano.


© Louis Petrella

Settembre 2016

LONTANO LONTANO (Luigi Tenco)

E lontano lontano nel tempo qualche cosa negli occhi di un altro ti farà ripensare ai miei occhi i miei occhi che t'amavano tanto

E lontano lontano nel mondo in un sorriso sulle labbra di un altro troverai quella mia timidezza per cui tu mi prendevi un po' in giro

E lontano lontano nel tempo l'espressione di un volto per caso ti farà ricordare il mio volto l'aria triste che tu amavi tanto

E lontano lontano nel mondo una sera sarai con un altro e ad un tratto chissà come e perché ti troverai a parlargli di me di un amore ormai troppo lontano.


UN GIORNO DOPO L’ALTRO (Luigi Tenco)

Un giorno dopo l'altro il tempo se ne va le strade sempre uguali, le stesse case. Un giorno dopo l'altro e tutto è come prima un passo dopo l'altro, la stessa vita.

E gli occhi intorno cercano quell'avvenire che avevano sognato ma i sogni sono ancora sogni e l'avvenire è ormai quasi passato.

Un giorno dopo l'altro la vita se ne va domani sarà un giorno uguale a ieri.

La nave ha già lasciato il porto e dalla riva sembra un punto lontano qualcuno anche questa sera torna deluso a casa piano piano.

Un giorno dopo l'altro la vita se ne va e la speranza ormai è un'abitudine.

MI SONO INNAMORATO DI TE (L. Tenco)

Mi sono innamorato di te perché non avevo niente da fare

il giorno volevo qualcuno da incontrare la notte volevo qualcosa da sognare Mi sono innamorato di te perché non potevo più stare solo il giorno volevo parlare dei miei sogni la notte parlare d'amore

Ed ora che avrei mille cose da fare io sento i miei sogni svanire ma non so più pensare a nient'altro che a te

Mi sono innamorato di te e adesso non so neppure io cosa fare il giorno mi pento d'averti incontrata la notte ti vengo a cercare


CIAO AMORE CIAO (Luigi Tenco)

La solita strada, bianca come il sale il grano da crescere, i campi da arare. Guardare ogni giorno se piove o c'è il sole, per saper se domani si vive o si muore e un bel giorno dire basta e andare via. Ciao amore, ciao amore, ciao amore ciao. Ciao amore, ciao amore, ciao amore ciao.

Andare via lontano, cercare un altro mondo dire addio al cortile, andarsene sognando.

E poi mille strade grigie come il fumo in un mondo di luci sentirsi nessuno. Saltare cent'anni in un giorno solo, dai carri nei campi agli aerei nel cielo. E non capirci niente e aver voglia di tornare da te. Ciao amore, ciao amore, ciao amore ciao. Ciao amore, ciao amore, ciao amore ciao.

Non saper fare niente in un mondo che sa tutto e non avere un soldo nemmeno per tornare. Ciao amore, ciao amore, ciao amore ciao. Ciao amore, ciao amore, ciao amore ciao...

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